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Il territorio


 La provincia di Crotone é classificata  in numerose  statistiche e graduatorie come un’area del Mezzogiorno particolarmente svantaggiata. Questa posizione di svantaggio ha assunto, con il passare degli anni, una connotazione per molti aspetti “assoluti”, poiché permangono limiti strutturali che  collocano il territorio crotonese agli ultimi posti delle graduatorie  degli indici socio economici nazionali. D’altra parte, questa condizione trova una sua concreta rappresentazione nel “primato” che assegna ad alcune aree della provincia di Crotone (cfr. Commissione Parlamentare d’Indagine sulla Povertà in Italia) quali i comuni di Isola Capo Rizzuto e Cutro, la qualificazione di zone più povere  della Calabria, a fronte del fatto che nella stessa provincia, città capoluogo, sono domiciliate le imprese più ricche e importanti della Regione. I dati più recenti relativi al Prodotto Interno Lordo (PIL) provinciale pro capite delle 103 province italiane, collocano al 101° posto la provincia di Crotone. Le esportazioni nella provincia, nel  1997, ammontano a 31.026 milioni di lire, incidono per il 6,7% sulle esportazioni regionali. Il 22,28 % dell’export crotonese è costituito da prodotti agricoli, il 21,65 % da minerali  ferrosi e non; il 20,47 % da  prodotti metalmeccanici. La variazione percentuale rispetto al 1996 ha fatto registrare un regresso pari al  -28,95%. Gli indicatori degli scambi commerciali  in entrata e uscita dall’economia locale, attestano  “come ad ogni 100 lire importate corrispondano solo circa 17 lire esportate”, quota modesta rispetto al dato della Calabria (60,8) e dell’Italia (112,3). L’andamento produttivo del crotonese è praticamente simmetrico a quello del resto della Calabria, con un progressivo disavanzo della bilancia commerciale. Durante gli anni italiani del “boom economico”, per via degli insediamenti industriali presenti sul territorio (chimica, metallurgia, energia), la città, divaricandosi dal resto del  comprensorio, conseguiva traguardi di benessere e di crescita unici nella storia  recente della Calabria. Crotone appariva come una città ricca, moderna, una sorta di piccola Milano del Sud, il volto di un altro mezzogiorno fino a quando, a partire dai primi anni ‘70, la crisi del comparto chimico nazionale e internazionale si manifestava localmente sotto forma di un vero e proprio “sciopero degli investimenti” e in un graduale abbandono delle prospettive di rafforzamento e di rinnovamento degli impianti esistenti, già obsoleti. Tutto questo si sostanziava nell’annullamento del programmato raddoppio Montedison, nella mancata realizzazione dell’impianto dei cosiddetti “fanghi rossi”, anche a causa della scoperta di un vasto bacino archeologico su cui dovevano sorgere i nuovi impianti industriali. I mancati investimenti nei  processi di produzione, la messa sul mercato degli impianti ormai usurati, rilevati dalle holding di Stato, determinarono una situazione  allo stesso tempo di prosecuzione e abbandono. Il collasso industriale ha messo a nudo  la “questione ecologica” sia a livello nazionale, con l’eliminazione del fosforo dalla produzione dei detersivi, che a livello locale, con la rilevazione di un alto tasso d’inquinamento ambientale e con il Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’incidenza di malattie neoplastiche nell’area urbano-industriale. All’inizio degli anni novanta, la situazione  dell’area di Crotone, interessata da una macro localizzazione strategica di difesa atlantica (Base Nato F-16 - di Isola Capo Rizzuto) appariva  in bilico tra una “riconversione militare del territorio” e la ricerca di una “autodeterminazione territoriale”, capace di dare centro alle scelte, ai progetti, alla programmazione di medio e lungo periodo. Nonostante le problematiche storiche, proprio all’inizio di questo decennio si intensificano le dinamiche di  rinnovamento, su  nuove basi dello sviluppo locale. Pertanto:

a)       Nasce il progetto di una reindustrializzazione  del crotonese, facendo leva su nuove soggettività, accompagnate nell’esperienza di un nuovo soggetto misto, pubblico-privato, quale è  “Crotone Sviluppo”;

b)       L’istituzione della Provincia apre una nuova fase di insediamento sul territorio di una rete di sostegno e di servizio allo sviluppo socio economico e alla qualificazione degli stili di vita;

c)        Viene confermata in sede nazionale ed europea la vocazione industriale dell’area, con programmi di sostegno allo sviluppo locale, in linea con le regole del mercato e la nuova dimensione globale ed euromediterranea dei processi economici.

                  La stipula del Contratto d’Area e della  Sovvenzione Globale va nella direzione di recupero del deposito tecnico, formativo e culturale della passata esperienza industriale, considerata come prerequisito per una più rapida ripresa dell’economia locale industriale, impostando una modernizzazione ecologica del territorio, nel contesto di un programma di sviluppo sostenibile. I punti sopra elencati possono considerarsi come variabili di rottura, attraverso le quali l’utilizzo dei Fondi Strutturali può divenire  il carburante per l'avvio del motore dello sviluppo della “Provincia Sostenibile” di Crotone. Con la nascita della nuova provincia (1991) e con l’avvio dei processi di riconversione  del sistema economico locale vengono alla superficie le contraddizioni e i limiti strutturali dell’impianto territoriale, per cui si può affermare che da una fase di “sviluppo senza autonomia” si rischia di permanere in una  condizione di “autonomia senza sviluppo”. L’evento alluvionale (1996) ha svolto la funzione di “evidenziatore” di tali tare e limiti strutturali. La lettura dell’intera vicenda alluvionale resterebbe  superficiale, persino ininfluente, se non si collegassero le dinamiche emergenziali da essa suscitate con processi socio economici e culturali più “profondi” che hanno interessato la società della città capoluogo e  l’intera provincia.

                  L’alluvione ha aperto un più specifico e complesso problema di  collocazione della provincia nello scenario geo-istituzionale regionale e geo-economico interregionale.

                  L’area di Crotone é oggi una periferia del sistema industriale europeo. Il declino del vecchio impianto industriale é anche un riflesso di un rapido processo di trasformazione e ristrutturazione tecnologica delle strutture produttive avviato con l’unificazione dei mercati europei. La Provincia di Crotone é una zona  contraddistinta da problemi strutturali di riconversione economica e sociale, con una popolazione e una superficie significativa nel contesto regionale. La Provincia di Crotone é interessata da fenomeni di arretratezza socio - economico - culturale. L’area é caratterizzata da un  ampio e intenso processo di mutamento sociale ed economico principalmente nel settore industriale (grandi imprese esterne pubbliche e private, PMI locali connesse all’insediamento chimico, semichimico, metallurgico, energetico, agroalimentare) e dei servizi, specie quelli pubblici, quale risultante della recente trasformazione istituzionale  del comprensorio, prima appartenente alla provincia di Catanzaro, in nuova provincia .

 

1)      La zona industriale di Crotone é un unità territoriale con i seguenti caratteri morfologici: il tasso medio di disoccupazione risulta superiore alla media nazionale e comunitaria, registrata negli ultimi tre anni;

2)     Le zone rurali  presentano le seguenti caratteristiche: la densità della popolazione é inferiore ai 100 abitanti per kmq; il tasso di occupazione in agricoltura rispetto all’occupazione complessiva é superiore al doppio della media comunitaria; esistono gravi problemi derivanti dall’invecchiamento della popolazione attiva del settore agricolo; ci sono zone rurali che hanno un elevato tasso di disoccupazione causato dalla ristrutturazione di una attività determinante nel settore agricolo, quale é stata, per esempio, quella del settore bieticolo-saccarifero nel comune di Strongoli; esistono zone costiere dipendenti dalla pesca  che, per effetto di interventi di tutela ambientale e ristrutturazione del settore ittico, hanno subito un decremento dell’occupazione, come nel caso dell’area compresa nella perimetrazione della Riserva Naturale Marina di Capo Rizzuto.

3)      I poli urbani provinciali, specie quello del capoluogo di provincia Crotone  sono zone densamente popolate che si contraddistinguono per i seguenti aspetti: disoccupazione di lunga durata superiore alla media comunitaria; gravi problemi di bonifica delle aree industriali degradate; elevato livello di povertà, con condizioni abitative precarie nei comuni di Isola Capo Rizzuto, Cutro e nella città di Crotone che, a seguito dell’evento alluvionale, il Governo nazionale ha inserito nel  programma di risanamento urbanistico e  miglioramento della vita urbana denominato “Contratto di Quartiere”, individuando nel Quartiere Fondo Gesù un’area urbana degradata e povera; situazione ambientale particolarmente degradata; elevato tasso di criminalità e di delinquenza; basso livello d’istruzione della popolazione.

                  Crotone più che essere  una provincia cuscinetto, tra un area e l’altra della  regione, più che residualizzarsi in un area di mezzo, si prospetta come una “provincia  ponte”,  snodo intermedio  tra il sistema locale metropolitano  reggino-gioiese-siciliano e il corridoio di sviluppo adriatico che  si protende oltre Taranto fino all’area della sibaritide e del Pollino. Lo sviluppo sostenibile del sistema Crotone potrebbe percorrere questa via: esso potrebbe trovare il suo break even point in una sovvenzione globale che non si dovrebbe esaurire in una sorta di laissez faire dell’imprenditoria. Lo sviluppo dell’area non può assumere forme di anarchica autoregolazione, né tanto meno può confidare nell’automatica regia della “mano invisibile” del mercato, poiché  quanto più la programmazione e il progetto di sviluppo sostenibile  si misura con  gli effetti della disgregazione dei vecchi assetti tanto più é necessario  offrire garanzie di certezza e di stabilità nel governo della modernizzazione del cambiamento locale. L’interazione positiva tra Sovvenzione Globale e Fondi Strutturali deve essere messa a  profitto non come una mera sommatoria di risorse finanziarie disponibili una tantum, ma come un valore aggiunto progressivo e cumulativo che, annullando il rischio di un dumping  di imprese esterne,  proponga l’urgenza di un percorso unitario e concertato tra soggetti istituzionali ed attori economici e sociali locali per progettare, concertare e  cogestire lo sviluppo complessivo della Provincia. Ciò per evitare che  il  mercato esterno al sistema locale, accetti  del tutto occasionalmente il vincolo della localizzazione di lunga durata  sul territorio, sprigionando di fatto una campagna di conquista e colonizzazione, le cui conseguenze sarebbero  ancora una volta mortificanti e desertificanti per il territorio e la società provinciale.